Servizi socio educativi

Centro Bakhita

Crescere creativamente con le attività educative

Il Centro Socio Educativo diurno Bakhita nasce in maniera informale nel gennaio 2007 grazie all’apporto di alcuni giovani volontari che hanno sentito il bisogno di fare qualcosa di utile per ragazzi privi di assistenza educativa, sociale e culturale del quartiere. Alcune famiglie hanno fatto un’esplicita richiesta: essere aiutate nello svolgimento dei compiti dei loro figli. Ciò ha favorito l’instaurarsi di un rapporto di reciproca fiducia, e ha permesso di coinvolgere le famiglie in un percorso comune di crescita dei ragazzi.

Esso viene riconosciuto come Centro diurno iscritto al n.146 dell’Albo Regionale delle Strutture Assistenziali per minori e al n.16/Fg del Registro Regionale delle Strutture e dei Servizi per minori delle Provincia di Foggia, convenzionato con il Comune di Foggia dal 2000, rispetta i criteri del Regolamento Regionale n.4.

Destinatari

Il Centro è rivolto a 30 minori di età compresa tra i 6 e i 13 anni, segnalati dai servizi sociali del Comune per le seguenti caratteristiche:

  • difficoltà di apprendimento;
  • demotivazione nello studio;
  • ragazzi che rischiano di entrare nei circuiti dell’abbandono scolastico e delle fasce socialmente a rischio;
  • disturbi di comportamento;
  • ritardi di livello cognitivo supportati dal sostegno scolastico;
  • problematiche familiari.

Attività che stimolano competenze, creatività, manualità e fantasia

Santa Bakhita

Nata in Sudan nel 1869, viene rapita all’età di 7 anni e le viene imposto il nome di Bakhita (fortunata).
Dimenticando presto il suo nome originario -che resta sconosciuto- la giovane schiava cambia padrone cinque volte tra il 1877 e il 1883.
Nel 1883 viene comprata dal console italiano e tre anni più tardi, portata in Italia, diventa bambinaia in una famiglia di amici del console.
Nel 1890 chiede di essere battezzata con il nome di Giuseppina e pochi anni dopo decide di farsi suora canossiana.
Ricopre per circa cinquant’anni compiti umili e semplici, offerti con generosità.
Tutti la chiamano la Madre moretta. Un giorno, durante un convegno le chiedono: “Cosa farebbe se incontrasse i suoi rapitori?”.
Senza un attimo di esitazione, risponde: “Se incontrassi quei negrieri che mi hanno rapita, e anche quelli che mi hanno torturata, mi inginocchierei a baciare loro le mani; perchè  se non fosse accaduto ciò, non sarei ora cristiana e religiosa.”
Muore l’8 febbraio 1947.